Musei di Ravenna

Basilica di San Francesco

La basilica di San Francesco è un importante luogo di culto cattolico del centro storico di Ravenna, situata nell’omonima piazza. L’attuale edificio risale al IX-X secolo, ed è stato più volte rimaneggiato sia all’esterno, sia all’interno.

All’interno, la basilica di San Francesco è lunga 46,5 metri ed è suddivisa in tre navate da due serie di archi a tutto sesto sorretti da dodici colonne di spoglio per lato. L’attuale pavimento sorge 3,50 metri più in alto rispetto a quello originario, e ciò è messo in evidenza nei pressi del presbiterio. Sui due lati della base del campanile che danno all’interno della chiesa, sono presenti vari reperti antichi, tra cui due frammenti di un sarcofago o di un altare a cassa; a fianco a questi vi sono un affresco staccato, frammento di una Crocifissione di Pietro da Rimini, e frammenti di un mosaico dell’VIII secolo provenienti probabilmente dalla Basilica di Sant’Agata Maggiore.

Lungo la navata destra, si aprono tre cappelle laterali: la prima, costruita nel 1525, presenta i resti di un affresco trecentesco sulla parete di destra ed un ricco ingresso in stile rinascimentale sorretto da due colonne con capitelli finemente scolpiti; la terza cappella, invece, risale al 1532 con rimaneggiamenti successivi e presenta una cupola affrescata, di Andrea Barbiani e, sull’altare, il dipinto Madonna col Bambino fra i santi Sebastiano, Rocco, Francesca e Camilla Dal Corno, opera di Gaspare Sacchi.

Nella cappella di San Liberio, sul lato opposto, era conservata la celebre statua giacente del condottiero Guidarello Guidarelli, opera di Tullio Lombardo traslata prima nel quadrarco di Braccioforte, poi all’Accademia di Belle Arti, ora al Museo d’Arte della città di Ravenna: “Giace la statua del defunto, chiusa nell’involucro rigido dell’armatura, le mani congiunte sulla spada, volta di tre quarti allo spettatore la testa, come tronco d’albero abbattuto”, così la descrive A. Venturi nella Storia dell’arte italiana.

In fondo alla navata centrale si trova l’abside, esternamente eptagonale ed internamente semicircolare. Essa è interamente occupata dal presbiterio, che si trova più in alto rispetto al pavimento delle navate. Al centro, si trova l’altare maggiore, costituito dal sarcofago del vescovo Liberio III degli inizi del V secolo, che presenta, sui due lati lunghi, cinque figure entro archi sorretti da colonne tortili. Alle spalle dell’altare vi è il coro ligneo scolpito.


Basilica di San Vitale

La Basilica di San Vitale è uno dei monumenti più importanti dell’arte paleocristiana in Italia, in particolar modo per la bellezza dei suoi mosaici. Fondata da Giuliano Argentario su ordine del vescovo Ecclesio, la basilica a pianta ottagonale fu consacrata nel 548 dall’arcivescovo Massimiano.

L’influenza orientale, sempre presente nell’architettura ravennate, assume qui un ruolo dominante sia da un punto di vista architettonico, in quanto fonde elementi della tradizione orientale e occidentale, sia della decorazione musiva che esprime in modo chiaro l’ideologia e la religiosità dell’epoca giustinianea. Alla basilica a tre navate si sostituisce un nucleo centrale a pianta ottagonale, sormontato da una cupola e poggiante su otto pilastri e archi. La cupola e i nicchioni furono affrescati nel 1780 dai Bolognesi Barozzi e Gandolfi e dal Veneto Guarana.

La decorazione di San Vitale mostra tutta la sintesi tipica del periodo giustinianeo nella volontà di asseverare il fondamento apostolico della chiesa ravennate, il potere teocratico dell’Impero e la linea dell’ortodossia contro le eresie, specialmente quella nestoriana, attraverso la riaffermazione trinitaria e la prefigurazione della Salvezza nella Scrittura. Non si può non notare come l’apparizione dei tre angeli nella scena di Isacco sia da interpretare teologicamente come prefigurazione delle tre persone della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo, e le stesse scene di sacrificio (Isacco, Abramo, Melchisedec) sono prefigurazioni del sacrificio di Cristo. Il clipeo con l’Agnus Dei immacolato, al centro della volta del presbiterio, circondato nel cielo dell’Apocalisse da ventisette stelle, innalzato in offerta dai quattro arcangeli (Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele) è il punto di partenza per l’interpretazione simbolica dei cicli di mosaici, dato che, per il sacrificio Giustiniano offre il pane, Teodora il vino, Ecclesio la chiesa, Massimiano, la Croce e l’incenso. Le ventisette stelle, numero trinitario (multiplo del 3), sono chiavi teologiche che rimandano alla lotta contro le eresie. Le fonti bibliche per la Pasqua cristiana sono rappresentate per il Vecchio Testamento dai Profeti Isaia (a destra) e Geremia (a sinistra), per il Nuovo Testamento dai quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca, Giovanni.


Basilica di Sant’Agata Maggiore

La basilica di Sant’Agata Maggiore è una delle chiese più antiche di Ravenna, situata nel cuore della città, a pochi passi dalla basilica di San Francesco e dalla tomba di Dante. La chiesa fu costruita nel V secolo, anche se l’attuale aspetto è dovuto ai restauri degli inizi del Novecento con i quali la chiesa riacquistò le sue forme originali paleocristiane.

La facciata della chiesa è in gran parte frutto dei restauri del primo decennio del XX secolo: infatti, prima di questi, vi erano varie costruzioni (case e botteghe) addossate alla facciata stessa che ne occultavano la completa visibilità. Il prospetto, a salienti, è in cotto ed è movimentato da quattro lesene che si trovano nella parte centrale. I prospetti delle due navate laterali, invece, sono completamente piani e, quasi al livello del terreno, si trovano gli architravi delle antiche porte, eliminate col rialzamento del pavimento (1688). Queste porte terminavano, in alto, con archi a tutto sesto, come si può evincere dall’arco cieco che si trova sopra ogni architrave. Il portale centrale, invece, è preceduto dal pregevole protiro, proveniente dalla ex chiesa di San Niccolò ed installato nell’attuale posizione nel 1913. La volta a botte è sorretta da due colonne anteriormente e posteriormente da due pilastri scanalati; lateralmente, il protiro è chiuso da due balaustre rinascimentali sorrette da pilastrini circolari.

L’attuale assetto interno è dovuto ai restauri di risanamento dell’Ottocento e dei restauri del 1913-1918. L’interno è suddiviso in tre navate, di cui la centrale più alta e più ampia rispetto alle due laterali, separate da due serie di dieci colonne di spoglio, di epoche diverse e molto diseguali fra loro. La navata centrale è stata suddivisa in due parti con la creazione dell’arcone di sostegno (XIX secolo): l’avancorpo e la navata propriamente detta. Anche nella navatella sinistra sono stati costruiti tre archi di sostegno, di cui uno a filo con quello della navata maggiore. Al disopra degli archi di comunicazione fra la navata centrale e le due laterali, si trovano le piccole monofore, molto strette, mentre le finestre delle navate laterali sono ancora quelle rettangolari barocche.



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